città con fiume

città con fiume
olio - Paolo Parma

mercoledì 1 giugno 2011

Parata d'insonnia i viali
gli alberi hanno in folla le foglie
con il sangue col sole
ma senza infanzia

mercoledì 23 marzo 2011

L’occhio-faina dove s’aggira prende
di sguincio: case entro case
cose dentro le cose

vai al lavoro
e questa è la curva che porta via
questa è la strada del bagnato e della bruma del giorno che si leva
questa la periferia dove ogni metro è centro
di giardini e di angolati dolori e pensieri

quando sotto il quarto ponte da molto lontano dai profondi
monti
va la potenza del perduto
irruenza dell’anima perduta

sotto il ponte guardi

l’anima passare
perduta blu
degli dei
antichi

e vederla qui sotto come se ti investisse
ma è solo acqua cupa che scorre e fa onde - attento
allo spigolo dell’arcata alle minime creste al quarto
ponte dell’invisibile

domenica 2 gennaio 2011

La poesia e' tanto poco eterna quanto l'esistere di ciò cui essa, se e' una poesia, appartiene. Non il monumento che fa eterno l'"immortale" ci fa capire la poesia; bensì il fiato di chi - mortale - va attraverso la poesia. (Paul Celan, 1959)

giovedì 9 dicembre 2010

Correndo

un breve vortice di foglie
chiare dalla grande betulla
sulla strada, tu me lo fai notare
mentre corriamo, il cane ci corre avanti
e dici quando (fra anni, anni) non potrà più
e io penso invece cos’è quell’aria
già quasi dietro di noi di decenni o di secoli
in realtà lo stesso pensiero
due signore parlano all’ombra dell’albero
figure a lato dello sprazzo
di una cosa che era
poi passiamo tra le foglie cadute, avanti

martedì 7 dicembre 2010

Una qualsiasi definizione di poesia

Andare a fondo nelle cose significa sempre farle divenire un'altra cosa, una cosa che prima per noi non c'era e ora e' nella nostra vita. Cosi' fa la poesia: affonda, va al fondo di una cosa, la fa diventare altra, ne fa la sua stessa vita, ne fa una poesia, se stessa. Perché la natura delle cose e' il loro divenire altro, sempre, secondo una verità delle loro radici che le rende sempre se stesse.

martedì 9 novembre 2010

Via Marsala

tornare per la via buia
accesa da foglie di brace
spenta lungamente salendo
diritta silenziosa
se non il fruscio delle vite
sedute nelle case
camminanti esili forme
di luce artificiale
camminare come tra le mani
la testa tenuta per sognare
andare verso il buio
la fine del calore

sabato 4 settembre 2010

Notte di Borca

Ecco ad esempio la notte cos’è
le insegne accese dell’Agip che vedo dalla finestra
e il sonno pesante di sonniferi della barista
così diversa ormai dalla foto sbiadita
che stava appesa al muro - ora non più
lei e il futuro marito anni ’70 e una moto
certo anche il presente è vita c’è sempre clientela di operai
camionisti e bevitori di paese
e queste ombre dorate i riflessi dell’abat-jour e del rame
sull’altro vetro che dà verso il pendio, il torrente
gelido e chiaro e le montagne
(ma un gruppo di ragazze l’altra sera si dicevano in strada
“... questo paese di merda” e il paese
in qualche modo replicherà
che è così ovunque)
e la luna là tramontata dietro Monte Pena
riflette la sua luce sulle nuvole
(riflesso di un riflesso, ma è
la luce della luna) come i fari di una festa in città
e la nuvola drago a strisce di carta si china a vederla
la grande nuvola pettinata dal vento
come un litorale
di un oscuro mare
e le stelline colorite in viso la guardano
e anche un signore dalla faccia scura
sfrangiata
con un cappello sfilacciato
sopra le nevi delle selle
quando l’aria fresca è anche dolce di un sentore di pini e vaniglia
questa è tutta la dolcezza della sera
senza la sua pena
invisibili i veri sogni
dorati o paurosi dei figli
poi il drago prova piegando il collo
a mangiarsi la luna
e forse ci crede