domenica 2 gennaio 2011
giovedì 9 dicembre 2010
Correndo
un breve vortice di foglie
chiare dalla grande betulla
sulla strada, tu me lo fai notare
mentre corriamo, il cane ci corre avanti
e dici quando (fra anni, anni) non potrà più
e io penso invece cos’è quell’aria
già quasi dietro di noi di decenni o di secoli
in realtà lo stesso pensiero
due signore parlano all’ombra dell’albero
figure a lato dello sprazzo
di una cosa che era
poi passiamo tra le foglie cadute, avanti
chiare dalla grande betulla
sulla strada, tu me lo fai notare
mentre corriamo, il cane ci corre avanti
e dici quando (fra anni, anni) non potrà più
e io penso invece cos’è quell’aria
già quasi dietro di noi di decenni o di secoli
in realtà lo stesso pensiero
due signore parlano all’ombra dell’albero
figure a lato dello sprazzo
di una cosa che era
poi passiamo tra le foglie cadute, avanti
martedì 7 dicembre 2010
Una qualsiasi definizione di poesia
Andare a fondo nelle cose significa sempre farle divenire un'altra cosa, una cosa che prima per noi non c'era e ora e' nella nostra vita. Cosi' fa la poesia: affonda, va al fondo di una cosa, la fa diventare altra, ne fa la sua stessa vita, ne fa una poesia, se stessa. Perché la natura delle cose e' il loro divenire altro, sempre, secondo una verità delle loro radici che le rende sempre se stesse.
martedì 9 novembre 2010
Via Marsala
tornare per la via buia
accesa da foglie di brace
spenta lungamente salendo
diritta silenziosa
se non il fruscio delle vite
sedute nelle case
camminanti esili forme
di luce artificiale
camminare come tra le mani
la testa tenuta per sognare
andare verso il buio
la fine del calore
accesa da foglie di brace
spenta lungamente salendo
diritta silenziosa
se non il fruscio delle vite
sedute nelle case
camminanti esili forme
di luce artificiale
camminare come tra le mani
la testa tenuta per sognare
andare verso il buio
la fine del calore
sabato 4 settembre 2010
Notte di Borca
Ecco ad esempio la notte cos’è
le insegne accese dell’Agip che vedo dalla finestra
e il sonno pesante di sonniferi della barista
così diversa ormai dalla foto sbiadita
che stava appesa al muro - ora non più
lei e il futuro marito anni ’70 e una moto
certo anche il presente è vita c’è sempre clientela di operai
camionisti e bevitori di paese
e queste ombre dorate i riflessi dell’abat-jour e del rame
sull’altro vetro che dà verso il pendio, il torrente
gelido e chiaro e le montagne
(ma un gruppo di ragazze l’altra sera si dicevano in strada
“... questo paese di merda” e il paese
in qualche modo replicherà
che è così ovunque)
e la luna là tramontata dietro Monte Pena
riflette la sua luce sulle nuvole
(riflesso di un riflesso, ma è
la luce della luna) come i fari di una festa in città
e la nuvola drago a strisce di carta si china a vederla
la grande nuvola pettinata dal vento
come un litorale
di un oscuro mare
e le stelline colorite in viso la guardano
e anche un signore dalla faccia scura
sfrangiata
con un cappello sfilacciato
sopra le nevi delle selle
quando l’aria fresca è anche dolce di un sentore di pini e vaniglia
questa è tutta la dolcezza della sera
senza la sua pena
invisibili i veri sogni
dorati o paurosi dei figli
poi il drago prova piegando il collo
a mangiarsi la luna
e forse ci crede
le insegne accese dell’Agip che vedo dalla finestra
e il sonno pesante di sonniferi della barista
così diversa ormai dalla foto sbiadita
che stava appesa al muro - ora non più
lei e il futuro marito anni ’70 e una moto
certo anche il presente è vita c’è sempre clientela di operai
camionisti e bevitori di paese
e queste ombre dorate i riflessi dell’abat-jour e del rame
sull’altro vetro che dà verso il pendio, il torrente
gelido e chiaro e le montagne
(ma un gruppo di ragazze l’altra sera si dicevano in strada
“... questo paese di merda” e il paese
in qualche modo replicherà
che è così ovunque)
e la luna là tramontata dietro Monte Pena
riflette la sua luce sulle nuvole
(riflesso di un riflesso, ma è
la luce della luna) come i fari di una festa in città
e la nuvola drago a strisce di carta si china a vederla
la grande nuvola pettinata dal vento
come un litorale
di un oscuro mare
e le stelline colorite in viso la guardano
e anche un signore dalla faccia scura
sfrangiata
con un cappello sfilacciato
sopra le nevi delle selle
quando l’aria fresca è anche dolce di un sentore di pini e vaniglia
questa è tutta la dolcezza della sera
senza la sua pena
invisibili i veri sogni
dorati o paurosi dei figli
poi il drago prova piegando il collo
a mangiarsi la luna
e forse ci crede
lunedì 28 giugno 2010
AUTOMATISMO
Se una sola parola
osasse
ed ecco
il già nato
inconsapevole di sé puro oggetto
quando consapevole altro si cercava
già altro da sé in sé
parola specchio dello specchio
osasse
ed ecco
il già nato
inconsapevole di sé puro oggetto
quando consapevole altro si cercava
già altro da sé in sé
parola specchio dello specchio
domenica 6 giugno 2010
FUTURO
Il seme delle cose è esposto in piena luce
ma ha radici che dai tuoi occhi piangono
sprofondate nel futuro invisibile crescendo
verso il passato perché nel sogno
seduti a un tavolo si ridiscute
sempre l’accaduto e questo
è il vero futuro che a tutti è dato
l’altro terra bruciata è già segnato
è il passato tutto là davanti e intorno
porta in sé i semi deserti delle cose.
ma ha radici che dai tuoi occhi piangono
sprofondate nel futuro invisibile crescendo
verso il passato perché nel sogno
seduti a un tavolo si ridiscute
sempre l’accaduto e questo
è il vero futuro che a tutti è dato
l’altro terra bruciata è già segnato
è il passato tutto là davanti e intorno
porta in sé i semi deserti delle cose.
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